La coscienza ponte tra il micro e macrocosmo

 

Intervista svolta da Alberto Lori al Dott. Ilio Torre, Psicologo Quantistico ed creatore del percorso di formazione  “Psicologia Quantistica” organizzato in esclusiva nazionale da formAzione Community. Questa intervista è stata pubblicata sulla rivista digitale “CANALEFORMAZIONE”

Alberto Lori: COME DEFINIREBBE LA PSICOLOGIA QUANTISTICA?

Dott. Ilio Torre: Lo studio interdisciplinare della realtà mentale e quantistica, lo studio della mente e delle sue potenzialità quantistiche per la creazione delle esperienze.

Alberto Lori: COM’È NATO IL SUO INTERESSE PER QUESTA PARTICOLARE BRANCA DELLA PSICOLOGIA?

Dott. Ilio Torre: Dalle domande esistenziali che mi portavo dietro fin dalla fase adolescenziale.

Certo, il chiedersi il significato della vita, dell’esistenza, è comune ad ogni adolescente, ma io ho continuato negli anni ad essere insoddisfatto delle risposte che ricevevo o che sono stato in grado di chiedere.

È per questo in fondo che mi sono avvicinato a discipline e fonti culturali che danno risposte a questo tipo di domande.

Quando mi sono iscritto a psicologia ho pensato che proprio la psicologia potesse darmi delle risposte, ma ne sono rimasto deluso.

È per questo che mi sono trovato costretto ad ampliare il mio raggio d’azione.

Alberto Lori: MI FA UN ESEMPIO DEL GENERE DELLE SUE DOMANDE ESISTENZIALI?

Dott. Ilio Torre: L’esistenza di Dio. Chi siamo. Dove stiamo andando. Le infinite contraddizioni delle religioni e della vita in generale. Le risposte culturali, sociali, che avevo, non soddisfacevano le mie domande.

Alberto Lori: QUAL È LA RELAZIONE TRA LA MECCANICA DEI QUANTI E LA PSICOLOGIA QUANTISTICA?

Dott. Ilio Torre: Se noi abbiamo una psicologia, una psiche, non può essere estranea al funzionamento più fisico della materia e alle sue leggi universali.

I processi di pensiero, l’attività cognitiva e in generale la mente può essere studiata anche da un punto di vista tecnico-scientifico (la difficoltà è nella tecnologia a disposizione e nella formulazione dell’esperimento giusto per ottenere la risposta corretta), essa non ha una valenza filosofica o culturale-educativa, ma ha una valenza misurabile, allora la domanda è: come si può misurare questa mente?

Che cosa è mente e che cosa non è mente e quali sono le “sottili” relazioni tra l’ambiente interno e esterno?

Il passaggio dalla fisica quantistica alla psicologia è stato naturale perché anche qui la fisica classica non risponde in modo consistente alle spiegazioni sul funzionamento del cervello e soprattutto sui processi mentali più complessi, come per esempio “come può il cervello studiare se stesso, se la mente è solo il risultato di complessi e molteplici processi neurochimici?”, come si può trovare risposte a domande esistenziali se tutto è meccanicismo e la sola regola che domina è la legge di causa-effetto?

Forse quantisticamente possiamo affermare che come la “funzione” precede la “forma”, l’immaginazione precede la realtà, la mente precede la materia.

Alberto Lori: NELL’AMBITO PIÙ AMPIO DELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA, LA QUANTISTICA MANTIENE COLLEGAMENTI CON ALTRE CORRENTI DI PENSIERO PSICOLOGICHE QUALI IL COMPORTAMENTISMO, LO STRUTTURALISMO O LA GESTALT, PER CITARNE SOLO ALCUNE?

Dott. Ilio Torre: Se parliamo di psicologia quantistica dobbiamo ovviamente rifarci a quelli che sono stati i padri fondatori della psicologia e tutti i suoi sviluppi successivi.

Da Freud in poi la psicologia non spiega il fenomeno mente se non in ambito più strettamente clinico, quindi, se pensiamo a ciò che è stato lo studio del comportamento umano, al cognitivismo che ha studiato il modo di processare cognitivamente l’informazione, nessuna di queste correnti ha dato spiegazioni esaustive della coscienza/mente, ma soprattutto non ha spiegato i processi più profondi, sottostanti al processo fisiologico.

Ovviamente dobbiamo pensare che, come in altre scienze, anche in psicologia gli studi successivi hanno presentato un’evoluzione. Si è passati dalla psicanalisi al comportamentismo, al cognitivismo, alla gestalt e così via. Nessun approccio viene escluso, ma la conoscenza viene integrata con altre discipline scientifiche quali neuroscienze, biologia e fisica.

Ovviamente il comportamentismo spiega bene delle funzioni di tipo psicologico, ma non spiega l’intero mondo psicologico.

E così le varie discipline. Integrare ulteriormente le conoscenze psicologiche, neurofisiologiche e di fisica quantistica ci offre una visione più completa, più olografica, della realtà.

La psicologia non può essere disgiunta da una realtà sottostante anche se noi studiamo in modo “diretto” macrofenomeni sensorialmente molto percepibili e molto emotivamente percepibili, ma è solo la punta di un iceberg, non è l’intero.

Alberto Lori: CHE DIFFERENZA C’È TRA SENSAZIONE E PERCEZIONE?

Dott. Ilio Torre: La percezione è ciò che entra nel campo percettivo attraverso i canali sensoriali.

Abbiamo anche una percezione interna delle situazioni. È come se riproponessimo la percezione a livello interiore.

Qualunque apprendimento passa da un meccanismo di percezione. La percezione è molto vicina all’azione e viceversa.

La sensazione è come dice il nome: “senza azione”, è una percezione senza l’azione è un’esperienza molto soggettiva e intima dell’individuo, potrebbe essere il risultato di un apprendimento sensoriale e di una elaborazione sofisticata dello stesso con elaborazioni provenienti da differenti aree neuro associative, non direttamente legate all’ambiente circostante in quel preciso momento.

Alberto Lori: CHE COS’È LA COSCIENZA PER LA PQ?

Dott. Ilio Torre: La psicologia quantistica studia i fenomeni emotivi, cognitivi ed ha come oggetto principale di attenzione il fenomeno della coscienza e l’interconnessione con il mondo materiale. Il problema è se la coscienza preceda o no la struttura cerebrale o i meccanismi cerebrali.

Dal punto di vista della quantistica la coscienza precede i fenomeni. Quindi, anche se abbiamo fenomeni psicologici, anch’essi sono meccanismi funzionali, ben definiti, nel senso che c’è una massa, c’è una struttura, che ci dà quella sensazione o quella percezione ed è un mondo più superficiale rispetto a quello della coscienza.

Studiare in maniera olografica la psiche non esclude un universo sottostante alla manifestazione che già si è resa tale.

Alberto Lori: TORNIAMO ALLE DOMANDE ESISTENZIALI: CHI SIAMO, DA DOVE VENIAMO E DOVE ANDIAMO. POTREMMO RISPONDERE A QUESTI GRANDI INTERROGATIVI CON LA QUANTISTICA?

Dott. Ilio Torre: Se accettiamo l’idea del tempo dal punto di vista quantistico, o dal punto di vista di alcuni filosofi, il tempo non esiste, esiste solo il presente, il qui e ora, da dove veniamo e dove andiamo sono domande che, a livello quantistico, hanno poco valore perché, in realtà, siamo in essere, costantemente in essere, per cui non c’è un posto da dove veniamo e un posto dove andremo. Non ci sono un ieri e un domani, perché l’esistenza è nell’atto del suo svolgersi.

Al di là della percezione sensoriale, del tempo, o di altri fenomeni che possono spiegare il tempo quali, per esempio, l’entropia, dove andiamo e dove andremo in realtà non è un luogo fisico e non è un tempo, è uno stato dell’essere.

Alberto Lori: ALLORA LA DOMANDA DA PROPORRE È: CHI SIAMO NOI IN REALTÀ?

 

Dott. Ilio Torre: Nella struttura del chi siamo, sicuramente direi che non siamo la nostra identità psicologica, la nostra identità genetica, la nostra identità culturale e sociale e non siamo neanche la nostra parte corporea, quella più materiale, quindi la nostra parte fisica. Direi che siamo l’espressione di queste cose, ma il “chi siamo” è un po’ la somma di tutte queste cose, ma anche altro.

Siamo sia la realtà che abbiamo reso manifesta, sia tutta la realtà potenziale che concorreremo a manifestare, ad attualizzare. Più tecnicamente a collassare l’onda in particella.STORY

Alberto Lori: QUINDI, ASPETTI DI UNA STESSA SOSTANZA FORSE?

Dott. Ilio Torre: Non sono aspetti di una stessa sostanza ma di differenti potenziali, alcuni attualizzati altri no.

Se parliamo di sostanza parliamo di “cose”, se parliamo di potenziali mettiamo in moto ed in causa l’infinito.

Alberto Lori: INTENDO COME NELLA FILOSOFIA ORIENTALE IL MONDO MANIFESTATO IN TUTTA LA SUA DIVERSITÀ MORFOLOGICA PUÒ ESSERE UN ASPETTO DEL BRAHAMAN.

Dott. Ilio Torre: Se accettiamo il termine Brahaman o coscienza o campo quantico, dobbiamo accettare che le fluttuazioni del campo quantico non rimangono fluttuazioni a livello microscopico, ma alcune si trasformano in oggetti, fatti, esperienze a livello macroscopico.

Alberto Lori: NEL MOMENTO IN CUI LI COLLASSA, PERÒ.

Dott. Ilio Torre: Se fosse così, per rispondere alla domanda “chi siamo” dovremmo dire che saremmo soltanto osservatori di un campo.

Al contrario, noi siamo i creatori e gli sperimentatori della nostra stessa realtà.

Quando ci chiediamo da dove veniamo e dove andiamo, il nostro punto di riferimento è sempre il campo quantico. È soltanto la variazione di una fluttuazione che ci permette di fare una o un’altra esperienza.

Alberto Lori: DALLA MECCANICA QUANTISTICA SAPPIAMO CHE IL CAMPO QUANTICO È UNA SORTA DI PENTOLONE IN EBOLLIZIONE NEL QUALE COESISTONO INFINITE POSSIBILITÀ: IN CHE MODO IO POSSO INTERVENIRE PERCHÉ UNA DI QUESTE POSSIBILITÀ VENGA COLLASSATA IN CIÒ CHE DESIDERO?

Dott. Ilio Torre: Facciamo una premessa: se io con la mia struttura psico-biologica sono psiche, emozioni e corpo, fossi solo il risultato del caso dell’evoluzione dell’ambiente in relazione alle mie possibilità genetiche (anch’esse modellate in relazione agli ambienti precedenti) come posso operare cambiamenti sul futuro ed immaginare nuove possibilità?

Non è possibile.

Se fossi tale non potrei provocare cambiamenti, ma noi sappiamo che il cambiamento non viene dal macrocosmo, ma dal microcosmo e ciò che cambia è la fluttuazione.

Noi con i nostri processi di pensiero siamo in grado di provocare fluttuazioni intenzionali e collassiamo quella singola fluttuazione rendendola da potenziale ad attualizzazione di esperienze. Allora o la fluttuazione sta cambiando me e gli eventi collegati a me o io sono le fluttuazioni e sono più intimamente legate a me di quello che realmente percepisco.

Se non fossimo quelle infinite possibilità non potremmo creare realtà.

Se io adesso alzo un braccio, sto creando un cambiamento, non è solo un cambiamento psicofisiologico, ma dal punto di vista quantistico è una fluttuazione. Sto collassando una delle infinite possibilità.

È un movimento di atomi. È una realtà totalmente diversa da quella dell’attimo prima e di quello successivo. Se io non potessi provocare una fluttuazione, non ci sarebbe cambiamento, la realtà sarebbe statica.

Siccome il campo quantico sta fluttuando, quella fluttuazione e il fenomeno della legge dell’osservatore (tutto ciò che viene osservato si trasforma da onda di possibilità a particella di realtà) fa sì che io possa alzare il mio braccio.

Non è solo la neurobiologia. Tuttavia, se parti del cervello non fossero costantemente in relazione al mondo quantistico e ad altre nell’area percettiva, sensoriale, nessun essere umano potrebbe fare nulla, non esisterebbe neppure.